Capitolo Venti – Si Viaggiare (parte seconda)

Ho deciso.
Parto e me ne vado via per qualche giorno.
Da solo.
Una avventura… Delle mie. Di quelle che le potresti anche proporre agli amici più cari ma comunque, per mille ragioni-ragionevoli, non ti potranno seguire.
L’avventura si chiama “Via Vandelli” e collega Modena al mare di Massa Carrara.
Saranno 170km di camminata in solitaria dove, dalla roccia dell’appennino, passerò per i graniti bianchi delle Apuane per giungere a bagnare i piedi nel mar Tirreno.
Forse sarà la penultima in questa modalità perché, tra poco, “Aristotele – Il Pastore Bergamasco”, sarà il mio fedele compagno di camminate.
La Vandelli non è una via blasonata come quella degli Dei o la La Francigena. É un cammino emergente, ma è stato un amore a prima vista; mi è bastato vedere su internet le foto dei paesaggi delle Alpi Apuane e della carrozzabile in sassi che qualcosa ha vibrato in me parole come: vai, é tua!
Non credo che incontrerò dei viandanti; é poco frequentata sebbene sia (paesaggisticamente parlando) più varia e bella di quella che parte da Bologna e arriva a Firenze.
Ma va bene così. Ho bisogno di riconnettermi con la solitudine, con la natura, caricarmi di luce e sorrisi, semmai a spese di qualche lacrima malinconica dedicate a persone amate che non ci sono più.

La Robby, nell’ultimo massaggio plantare con lettura emozionale, afferma che ho il plesso solare scarico su entrambi i piedi, sinonimo di una difficoltà nell’equilibribrare il mio femminile con il maschile. Ed infatti é un po’ così. Il mio personalissimo amministratore condominiale interiore osserva che, come in una coppia che sta assieme da moltissimi anni, il mio maschile si sia un po’ disinteressato al mio femminile, lasciandola da sola a gestire un bambino (sempre interiore) che si è sentito solo e abbandonato. Il risultato è stata una accondiscendenza, una disponibilità che neppure Scardovelli ammetterebbe nella sua teoria (molto animica) della gestione del racket psicologico. Come una sorta di terapia di coppia tutta interiore, l’amministratore condominiale (chiametelo/a anima, sé superiore, sacro divino, spirito santo – per chi é cattolico) ha suggerito, con una intuizione, un cammino.

I cammini sono un modo molto particolare di viaggiare.
Anche i filosofi greci insegnavano in cammino.
Per non parlare della camminata meditata zen.
Sicuramente il camminare per tante ore è un viaggio interiore. Ma é anche altro.
E’ lentezza.
E’ avventura.
E’ imprevisto da gestire.
E’ il mio modo per dare sfogo al quel sé eroico-avventuroso che ricordo di aver sempre avuto sin da bambino, per non parlare di un altro sé un po’ narciso che vuol sorprendere per il gusto dell’ammirazione che suscita la domanda: hai fatto 170 km a piedi?

Chissà a questo giro quanti ne incontrerò di questi sé e quanti avranno voglia di esprimersi.
Ci saranno anche quelli più fragili ed è un po’ a loro che voglio dedicare questo cammino, perché sento che hanno bisogno di tranqullizzarsi, forse urlarmi che li ho trascurati.

Il mestiere più difficile è quello di essere un buon genitore, si sa.
Voi penserete in relazione ai figli.
Ehhhh…. No. La cosa più difficile é essere genitori di se stessi.

Soltanto dopo si potrà essere anche dei buoni genitori dei propri figli.

Magnis Itineribus.. insomma.


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