Lo sapevo sin dall’esordio di questo sconosciuto blog che sarei arrivato a parlare di amore, ma non quello solito alla “do ut des”.
Pur sentendo che una parte di me agisce in quella maniera (uso il termine agire perché come dice Scardovelli “L’amore è azione”) è da un po’ di tempo che inizio a sentirne una sorta di fastidio, come quando si porta un maglione di lana senza un’ adeguata canottiera di cotone sotto.
C’è chi pensa che io sia una persona con mancanza di amor proprio, c’è chi mi considera un co-dipendente, che è come dire alla fine che non mi amo abbastanza. Forse sono stato sia l’uno che l’altro.
Ma sento che c’è un Lorenzo del passato e uno del presente e che non sono la stessa persona.
Quando si tratta di amor proprio o di co-dipendenza, in fin dei conti si sta parlando di amore, anzi per la precisione di insufficiente amore.
Non sono interessato a sapere la vostra definizione di amore, perché otterrei una lista della spesa che avrebbe, sulla carta, molte somiglianze. La domanda vera, a cui fareste più fatica a rispondere, è però: cosa sentite essere l’amore dentro di voi? Tra i pochi lettori, alcuni di voi sono in relazione con un partner, quindi avete le carte in regola per poter rispondere alla domanda: perché dite di amare quel partner che avete al vostro fianco?
Fate attenzione alle vostre risposte e semmai annotate la coniugazione che usate al verbo “dare”.
Io do
Tu dai
Egli dà
Io credo che vi capiterà spesso di affermare, ad esempio, “io l’amo perché mi da sicurezza, serenità, progettualità, affidabilità, cura, stabilità…”.
Un tripudio di terze persone del verbo dare insomma.
Quindi l’amare ha attinenza con quello che ricevo?
Però possiamo anche definire l’amore che proviamo per l’altro in funzione di ciò che l’altro mi fa nascere dentro: io ti amo perché con te mi sento riconosciuta/o.
Non notate che in queste definizioni c’è una sorta di freccia che extra vos arriva a voi stessi e che dopo, in reazione, da dentro di voi si proietta verso l’esterno?
Sembra un po’ come il fenomeno dei colori.
La foglia è verde perché riceve dal sole tutto lo spettro luminoso, lo assorbe tutto eccezion fatta per la frequenza del verde.
Ma al buio, che colore ha la foglia se non riceve la luce?
Se mi avete seguito fin qua capirete la mia domanda: che amore è quello che nasce dal ricevere?
Proviamo questo approccio allora che risulterà chiaro a chi ha figli.
Un genitore ama il proprio figlio/a secondo una logica del ricevere (alias dare in terza persona) oppure secondo il dare in prima persona?
Un genitore (anche se non è sempre così ovviamente) ama il figlio perché il figlio gli dà valore come persona oppure lo ama e, quindi, nell’amarlo si dona a lui? Vi arrabbiate, odiate vostro figlio quando si distaccherà da voi per scoprire se stesso, come è naturale che sia oppure sarete felice per lui, semmai con un velo (più che naturale) di tristezza per il distacco?
Amare perché “rifletto un colore” è cosa diversa da amare perché io “irradio un colore”. Nel primo caso ho bisogno della luce, nel secondo no.
Compare una parola nel mio discorso: se.
In analisi grammaticale ogni periodo che inizia con “se” si definisce periodo ipotetico o condizionale.
C’è amore condizionato e amore incondizionato.
Io mi trovo in una fase della mia vita in cui sono in una terra di confine. Sento di venire da un amore condizionato che in quanto tale è sempre un amore che nasce dalle paure (abbandoniche per lo più); sto però percependo ora che la stessa energia che ho per mio figlio mi sta permeando non solo per lui.
Qualche giorno fa ho avuto un’altro sogno.
Lei mi chiede: è possibile amare un uomo che vorrebbe fare un figlio con un’altra donna?
Il mio inconscio mi pone domande micca semplici, eh?
E’ una domanda che non può avere una risposta che attinge al mondo dell’amore condizionato.
No.
La risposta può avvenire soltanto da Agape… [to be continued]
