I sogni sono come un microscopio col quale osserviamo le vicende nascoste della nostra anima
Erich Fromm
E’ inverno.
C’è la neve d’appertutto. I pini, disposti qua è là, sono macchiati di bianco.
Non sono alti e snelli come quelli di Molveno. Sono piccoli e bassi, come tanti piccoli alberi di natale, ma spogli degli addobbi natalizi.
E’ notte, ma c’è una illuminazione artificiale. Le luci incontrano l’umidità e rendono l’aria densa. Sembra la scenografia della scena finale di Shining quando Jack insegue il figlio Danny dentro il labirinto dell’hotel, ovviamente senza la sensazione di essere braccato.
La neve scricchiola sotto il mio peso.
Stiamo giocando a nascondino.
Cerco di andare alla “tana”, ma lei sbuca da dietro l’albero, mi fa cadere sulla neve e, mettendosi sopra di me, bloccandomi, mi dice: “scrivi qualcosa sugli anemoni”.
E’ un sogno.
Da quando seguo il protocollo Fadiman sul microdosaggio, ho sognato spesso e i sogni sono decisamente più nitidi.
“… scrivi qualcosa sugli anemoni…” è il suo invito.
Io degli anemoni non so nulla; innanzitutto per me sono quelli di mare. Quello che ho imparato è in quei documentari di David Attenborough degli anni 80 che andavano in onda su Quark oppure, in maniera molto più favolistica, in “Alla Ricerca di Nemo”.
Cosa rappresenta per me l’immagine dell’anemone?
A cosa mi rimanda?
Chi rappresenta?
L’anemone è sinuoso. Asseconda i moti ondosi della barriera corallina senza venir strappato dalla roccia a cui si tiene ben saldo.
L’anemone è urticante, ma è portato naturalmente a instaurare rapporti simbiotici con altri animali. Tra questi c’è il pesce pagliaccio, che si fa proteggere dall’anemone senza venir urticato, grazie ad una sostanza che produce sulla sua pelle.
Chi è l’anemone?
E’ lei? E’ la vita insieme a miei schemi con cui mi scontro sempre prima o poi?
Io sono un pesce pagliaccio opportunamente mascherato (omen nomen) che oramai è abituato ad essere urticato, tanto da non accorgersene?
E se l’anemone fosse la relazione con il suo connaturato senso di protezione, ma che necessita di una forte consapevolezza di entrambi per non venire “urticato” dalle rispettive ferite?
A lei piacciono i fiori… e l’anemone è anche un fiore, molto fragile.
Anemos significa vento.
L’anemone danza con le onde… Il fiore ha l’etimologia del vento.
Che sia di mare o di terra, l’anamone mi rimanda a due immagini che convergono a qualcosa di impermanente, in moviomento.
Risuona l’assecondare anziché l’opporsi, il contrastare.
Lasciarsi cullare dal movimento, provare a danzare come nella coreografia di Wayne McGregor in Lotus Flower (altro fiore con una forte simbologia).
Quando soffia il vento del cambiamento, alcuni costruiscono muri, altri mulini a vento
Proverbio Cinese
Quindi trasformare l’energia e costruire…
…è sapere
Costruire – Nicolò Fabi
è potere rinunciare alla perfezione
…
Cadrà
“a breve, la neve“
