Capitolo Dieci – Moncus

Moncus é latino e significa difettoso, imperfetto, incompiuto.
Moncus é l’origine etimologica di mancare.

Mancare, é l’insoddisfazione, é vuoto, é assenza di qualcosa che c’era prima, é quella incompiutezza che rende imperfetto.
Talvolta l’incompiuto rende perfetto.
Nell’arte ci sono una infinità di opere incompiute. Secondo me la perfezione in questi casi sta nel fatto che, vedendole, smetti di pensare a cosa vedi con gli occhi ed inizi a chiederti come mai non è stata terminata. Con un po’ di curiosità si può scoprire molto di più della vita dell’artista e dei motivi dell’incompiuto. Quanti di voi non si sono incuriositi nel vedere Il ritratto di Ria Munk numero III di Klimt?

Ma, come nel quadro, la mancanza é sinonimo di qualcosa di doloroso.
Anni fa vidi un live dei Def Leppard mentre si esibivano in “Hyteria”.
L’attenzione andò al batterista che era monco (sempre da moncus) di un braccio.
Ovviamente mi informai di cosa gli fosse successo: un incidente in auto.
Ma l’aspetto più interessante fu che il gruppo aspettó che si riabilitasse e imparasse a suonare una batteria ibrida acustica elettronica costruita ad hoc per lui.

Nel mondo delle emozioni il mancare é spesso spiacevole. Effettivamente è come un arto che ti viene strappato.
É sinonimo di un vuoto.
La mancanza é sinonimo di una visceralitá strappata, recisa. Qualcosa che si sente unito, diventa diviso, separato.
C’è una istantanea e dolorosa perdita di integrità.
Basta pensare ad un lutto per la perdita di una persona importante, un padre, una madre, un legame amoroso, un lavoro consolidato, di un ideale o di una idealizzazione.
La separazione é la sparizione dell’unione.
Scomparire

significa interrompere per sempre i legami con il mondo così come l’ho conosciuto

La luce delle stelle morte – Massimo Recalcati

Le galassie scompariranno dalla vista dei nostri telescopi quando la distanza che le separa da noi sarà incolmabile anche dalla luce.
L’interruzione é come un taglio che ci lascia il vuoto di quella parte di noi che più aderiva all’altro lembo, come nei quadri di Lucio Fontana.

Pensiamo che dire “ti amo” sia la più bella forma di espressione per esprimere un senso di unità. Ma la parola amore nasconde dei tranelli perché rinvia ad una serie di significati, é un contenitore di simbolizzazioni.
Io credo invece che “mi manchi” descriva in maniera univoca il senso di separazione, di non unione.

C’è più amore nel “mi manchi” che nel “ti amo”.


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