Capitolo Sei – Dark Side

Luke: C’è qualcosa che non va qui. Sento freddo… morte!
Yoda: Quel posto… è forte del lato oscuro della Forza. Un regno malvagio esso è. Dentro devi andare.
Luke: Che c’è lì dentro?
Yoda: Solo ciò che con te porterai. Le armi non ti serviranno.

Star Wars – Il Ritorno dell Jedi – Episodio VI – 1983

Della serie: non è mai troppo tardi.
Ci ho messo 40 anni per capire pienamente questo dialogo.

Siamo un po’ abituati al pensiero dicotomico: buono/cattivo, giusto/sbagliato, colpa tua/colpa mia. Anche nella favola di Star Wars si descrive il lato oscuro come qualcosa di malvagio.

Solo i nerds forse sanno che il legame tra il lato chiaro e quello oscuro della forza è stato trattato meglio in episodio di un cartone animato che parla del pianeta Mortis, dove un padre tiene in equilibrio un figlio che rappresenta il lato oscuro e una figlia che rappresenta il lato chiaro.
Non vi ricorda qualcosa? No. Ok, andiamo avanti.
In quell’episodio emerge che la forza non è giusta o sbagliata, chiara o oscura. La forza è la forza e necessita di equilibrio nel suo utilizzo. La forza, come disse Obi One Kenobi è

una energia che ci circonda, ci penetra, mantiene unita tutta la galassia

La forza dà coerenza, insomma.


Ora proviamo a fare un esercizio. Sostituiamo “forza” con la parola “consapevolezza”, la parola “universo” con “coerenza animica” evitando, di dare una qualche connotazione religiosa al termine (anche se quella orientale mi piace molto di più).
Si potrebbe quindi pensare che il lato chiaro sia il lato conscio e il lato oscuro sia l’inconscio. Io ci trovo molta assonanza, anzi risonanza.
Ma proviamo ad andare avanti con la similitudine.
Tutta la saga dimostra soltanto una cosa: che né i Jedi né i Sith (rispettivamente i cultori della luce e dell’oscurità) possono riuscire a governare l’universo solo attraverso un lato solo. Falliscono. La repubblica fallisce, l’ìmpero fallisce. Eppure tutti avevano lo stesso obiettivo: portare ordine nella galassia.
L’unica soluzione è una diade: qualcuno che incarni entrambi i lati.

Se questa narrazione ha un senso, allora potremmo dire che convergere nella coerenza animica è possibile se e soltanto se scoperchieremo e integreremo anche il lato oscuro.
Taaaac (cito Pozzetto), in un battibaleno siamo arrivati a Jung partendo da un pop Movie.

Lungi da me ora fare un trattato psicologico, non ne ho le competenze, ma con questa similitudine favolistica volevo solo arrivare a dire che non c’è crescita personale se non:

Rendi conscio l’inconscio, altrimenti sarà l’inconscio a guidare la tua vita e tu lo chiamerai destino.”

Carl Gustav Jung

perché:

Ciò che non si comprende, si ripete

J.Krishnamurti

Ora, per capire meglio il mio discorso. rimane da capire cos’è l’inconscio. Mi hanno insegnato che le parole sono solo contenitori e ognuno ci mette dentro quello che vuole (qua avevo pensato di fare una divagazione sulla frase “ti amo”, ma sarebbe stato solo uno sfogo personale e quindi ho lascito stare).
Allora, lato oscuro, ombra, inconscio… voi cosa ci mettereste dentro quei sinonimi se vi dicessi che è il contenitore degli irrisolti, le paure, le emozioni mal gestite, il dolore tramutato in amarezza, cioè è tutto ciò che non comprendiamo di noi stessi e che crea le nevrosi che scolpiscono le relazioni che abbiamo con gli altri e con la realtà stessa?

Io ho preso la mia decisione: voglio vivere consapevolmente.
Per questa decisione devo ringraziare il mio ultimo fiore del male, ma soprattutto e ancora prima, il dolore per la perdita dell’unico porto sicuro che avessi: mia madre.
Non è un ringraziamento ironico.
Lo ringrazio veramente per aver bussato alla mia porta così prepotentemente perché altrimenti, come tanti di voi, lo avrei combattuto invece che accoglierlo e ascoltarlo.
Allora ben venga il mare è mosso o, usando una similitudine per chi vola in parapendio, teniamo la termica fino alla base cumolo, sebbene sia sventata e naturalmente turbolenta.
Ben vanga il pianto, la rabbia, la riluttanza, la tristezza, la frustrazione, la delusione, la rabbia, la nostalgia, il lutto e tutto quel patrimonio di emozioni spiacevoli di cui preferiamo ignorare il messaggio interiore per paura di scoprire il nostro personalissimo vaso di pandora fatto di senso di abbandono, scarsa autostima, senso di poca amabilità e fallimento.

E poi, solo alla fine…. fiat lux.


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