Capitolo Uno – Se non ora, quando?

Lo premetto sin da subito: non so quanto durerà questo blog; durerà semplicemente quello che deve durare.
Chi lo leggerà (se qualcuno lo leggerà) non abbia aspettative sulla mia costanza, sull’omogenità degli argomenti, sulla sensatezza di ciò che dirò, sulla veridicità della mia narrazione, sulla coerenza dei pensieri.

Ecco. Lo anticipo io così evitiamo le polemiche.
Mi potreste trovare noioso e incoerente.
“Predico bene e razzolo male”.


Però, caro lettore, se avrai la costanza di leggermi, una cosa è importante.
Sforzati di non supporre nulla su di me.
Nel commentarmi, cerca di essere ineccepibile con le parole e domanda se non ti è chiaro.
Nelle mie risposte, ove ci saranno, non trovarci qualcosa di personale verso di te.
Insomma… Comportati da ospite, come quando entri in casa altrui, sfoderando molta gentilezza e rispetto.

Torniamo al blog.
Corrado Dante e Matteo sono gli ispiratori di questo maldestro tentativo di dare organicità ad un pensiero (il mio e quindi soggettivo) basato sulle vicende della mia vita. Probabilmente si erano stancati di leggere dei post su Facebook.
“Scrivi un libro!” dice uno.
“Usa il Blog” dicono gli altri.
Ma io non sono scrittore. Sono un ingegnere che ha pensato di razionalizzare ogni cosa delle umane vicende, senza mai venirci a capo fino a quando, complice l’ennesma “testata” contro un muro, mi sono sentito disintegrato.
Da quel momento qualcosa è cambiato.

Il mio pensiero, fatto di molti “…uno deve…”, “… perchè bisogna…”, “… la coerenza impone…” “…se dice così allora…” è diventato un po’ come il principio di indeterminazione di Heisenberg dove non vale più nulla: il gatto è morto, ma anche no.
Quando dico “pensiero” intendo principalmente le mie consapevolezze e la mia visione, una “combo” che si è formata attraverso le mie esperienze, spesso dolorose.
Infatti se ci pensate qualche secondo, è dalle esperienze “scomode” che spesso si cresce o, forse, si rinasce, se si ha voglia di imparare.
Il “se” è d’obbligo.
Conosco molte persone che in realtà vivono nella scomodità, ma, conoscendo solo quella, non sentono l’insegnamento che c’è dietro e preferiscono lamentarsi della auto-inflitta scomodità o, nei casi peggiori, far star male gli altri.
Pero, per imparare bisogna essere disposti a mettersi in gioco, ci vuole coraggio.
Per metetrsi in gioco bisogna avere il dono del saper ascoltare, anche se il termine più corretto sarebbe “ascoltarsi”.
Per ascoltarsi bisogna essere umili (cioè non supponenti) e soprattuto compassionevoli.
Per essere compassionevoli bisogna arrivare al nucleo del concetto di amore.

Ecco.
Molte cose che dirò si legheranno a questa parola: amore.

Buona lettura.


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